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Updated: Apr 1



.... MMMMMMIIIIAAAAAAOOOOOOOOOOOOO ......




ITALIANO


Notate alcuna differenza tra queste foto riguardo alla nudità?


Found on Instagram


Found on Instagram

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E le mie?


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Io no, eppure molte foto di donne nude non vengono censurate su Facebook e Instagram, e invece i miei uomini si.

Per l’ennesima volta sia Facebook che Instagram mi hanno mandato dei messaggi intimidatori dicendomi che le foto che ho postato sulla loro piattaforma hanno della nudità presente e che devo attenermi alle loro regole pena la chiusura del mio account.


Come io posso promuovere il mio lavoro artistico?


Certo ci hanno abituato ai culi e alle tette.


Quando ero adolescente andava in onda, in televisione, Drive In, per il piacere maschile, o l'attuale pornografia, l’industria maschilista per eccellenza.

Non ci hanno abituato a vedere uomini nudi e sottomessi, nella realtà di ogni giorno.

L’uomo frustrato, che in privato cerca la donna dominante con lo strap -on pronta a penetrarlo, o a frustarlo per il piacere della sottomissione, che non gli è consentita sui Socials e nella vita di ogni giorno, poiché deve sempre mostrarsi forte.


La figura dell’uomo ha sempre rappresentato il potere dominante per eccellenza e la donna, poverina, la sua serva sottomessa.


Si parla di parità dei sessi? Hmmm

Democrazia? Hmmm


Lo abbiamo potuto riscontrare nel G7 nel summit di Agosto 2019, in Biarritz, Francia, dove tutti i rappresentanti erano uomini. Non una sola figura femminile era presente.

Questo ci deve far pensare.

Lo riscontriamo nella figura del papa. Con l’esistenza del papa ci dovrebbe anche essere la Papessa, esattamente come il sole e la luna. Un equilibrio.


Poi mi ritrovo a fare delle ricerche, sempre su Facebook e Instagram e vedo donne completamente nude, ancora vive su degli accounts senza che siano state censurate.

E da li mi chiedo. C’è qualcosa che non va. Come mai le mie foto vengono continuamente giudicate e sono minacciata di pornografia quando poi ovunque, sia su Facebook che Instagram o Internet in generale, ci sono foto di donne nude, in posizioni ‘a pecorina’ o a 'gambe aperte', felici di mostrarsi, col sorriso sulle labbra, non censurate?

Stranamente anche le stesse donne si propongono in maniera accattivante al sesso maschile, per piacere di piacere.

Ci hanno abituato alla visione della donna concubina e sottomessa e probabilmente si vuole ancora tenere aperta oggigiorno ( e ne abbiamo le prove) l’immagine della donna considerata in questa maniera, come l'oggetto del desiderio maschile, inferiore all’uomo, elargitrice del piacere.


Perché, comunque, uomini si è, e di uomini si parla.


E certamente gli uomini non vogliono vedere uomini sottomessi.


E le donne? Cosa pensano le donne dell'uomo sottomesso?


La figura dell’uomo sottomesso, dagli stessi uomini, non viene accettata, è pericolosa.


La sessualità è qualcosa di sacro.


E le culture primitive ben lo sapevano.


Il loro simbolismo è arrivato fino a noi: la Dea Madre è raffigurata con seno e sedere ma prive di testa: mi sono fatta l’idea che le donne sono odiate fin dalla preistoria!


La donna… senza testa, e gli uomini? La testa dell’uomo stranamente viene sempre rispettata.


E, dunque, implicito che in ogni società vi siano delle regole di convivenza comune che richiedono di essere rispettate tramite un’accettazione, più o meno passiva.


Io non posso ribellarmi. Se voglio esistere sui Socials devo rispettare le regole.


La società tenderebbe a emarginare coloro che divergono dall’opinione dominante e questi ultimi temono l’isolamento.


Questo semplice ragionamento permette di comprendere che l’individuo, per evitare l’esclusione sociale, tenderà ad adeguare la propria opinione a quella che ritiene essere dominante nel gruppo di riferimento. Il comportamento sarà influenzato dal clima prevalente e le opinioni minoritarie avranno difficoltà ad essere espresse.


L’influenza delle norme socioculturali è tale da prevedere delle forme di etichettamento e stereotipizzazione verso coloro che si comportano in maniera tale da minacciare queste regole, finendo per emarginare i devianti attraverso un processo di stigmatizzazione.


Lo stigma agisce come un forte strumento di conformismo che ha come bersaglio chi non si adatta alle aspettative diffuse in società.


Perciò, il gruppo sociale che in una determinata epoca è dominante si serve largamente di questo strumento per mantenere lo status quo e i privilegi che derivano dalla propria posizione sociale.


Le dinamiche di gruppo hanno portato a grandi conflitti storici e tuttora ne continuano a produrre. Ciò che preme evidenziare è che una, tra queste dinamiche, è sempre stata presente e ancora fatica ad arrivare ad una risoluzione: la questione di genere.


Nelle società occidentali ci vantiamo di vivere in democrazia, nel rispetto dei valori dell’uguaglianza e delle libertà individuali. Celebriamo la nostra civilizzazione e ci poniamo l’obiettivo del progresso continuo e dell’avanzamento culturale.

Nonostante ciò, siamo ancora così legati a un’idea, tanto primitiva quanto non funzionale, dell’esistenza di una naturale divisione di ruoli tra uomo e donna.


Cosa impedisce al genere femminile di avere le stesse opportunità, lo stesso trattamento sul lavoro, la stessa credibilità e rispetto di quello maschile?


E assodato che un gruppo dominante, che è tale da millenni, difficilmente rinuncia al suo status volontariamente, è altrettanto vero che crescere in una società come quella italiana, ancorata a una concezione, sviluppatasi nel ventennio berlusconiano, della donna-oggetto e legittimata dai media e dal linguaggio politico, non agevola certo un progresso in senso democratico.


Gli studi di genere hanno permesso di guardare alla mascolinità e alla femminilità con occhi diversi e di prenderli per quello che sono: mere costruzioni sociali. La costruzione sociale di un’identità sessualizzata comporta la divisione tradizionale in ruoli, evidenziando le differenze e smorzando le somiglianze tra i sessi.


Quando parliamo di maschilismo intendiamo l’insieme di quei modelli e comportamenti che prevedono l’assoggettamento della figura femminile.


Il termine femminismo nasce in contrapposizione a questo, ma non a significare una volontà di assoggettamento maschile. Intende, invece, sviluppare la società in senso egualitario, affinchè sia raggiunta una parità sostanziale tra i sessi, a tutti i livelli.


Secondo alcuni studi antropologici è l’ingresso nel periodo del neolitico che porta con se l’avvento del maschilismo e la nascita, quindi, della società patriarcale.


In precedenza, nel paleolitico, la civiltà era fondata sull’agricoltura e la divisione dei compiti era paritaria. Si venerava una dea madre, generatrice, identificabile con la terra.

Fu la scoperta della funzione maschile nella riproduzione che ne determinò il passaggio.

Fino ad allora si era creduto che solo la donna fosse generatrice di vita, ma con la nuova consapevolezza del proprio ruolo l’uomo abbattè quel sentimento di inferiorità che lo aveva accompagnato fino a quel momento.

Scoprì che, non solo contribuiva con il suo seme alla procreazione, ma che, da solo, poteva fecondare più di una donna.

Questo determinò una trasformazione radicale nella struttura della collettività.

Con l’ingresso nel neolitico una società che distribuiva equamente risorse e compiti si trasformò in una società patriarcale.

La dea fu sostituita da un dio.

La donna fu relegata in casa e dal quel momento le furono attribuiti I ruoli di cura della famiglia e della casa, divenne un possesso dell’uomo e perse qualsiasi potere decisionale.


Questo retaggio culturale è andato poi adattandosi alle società che si sono succedute nei secoli. Fu un vero e proprio lavoro di costruzione della superiorità maschile su quella femminile, giustificato poi da un susseguirsi d’ideologie.


La legittimità della società patriarcale fu, con il tempo, stabilita dalla legge. Il mondo classico ne sancì il trionfo: nella polis greca l’uomo libero era al vertice della gerarchia, al di sopra di schiavi e donne, esseri considerati non razionali.


Ma è nel 1700 che il maschilismo assunse i connotati moderni degli ultimi secoli.


Il Codice Napoleonico, promulgato a inizio Ottocento, accrebbe le differenze tra I sessi e privò le donne di quei pochi diritti civili di cui godevano, decretandone l’inferiorità e costituendo la famiglia come una piccola monarchia, di cui l’uomo era in tutto e per tutto il re.


Ma oggigiorno le donne sono cambiate, l’equilibrio tra I generi è cambiato. I generi sono cambiati. La famiglia è cambiata. Le pratiche sessuali sono cambiate.


Esiste la donna sottomessa e l’uomo sottomesso, esiste il corpo nudo della donna e il corpo nudo dell’uomo, esiste la vagina e il cazzo, e come si vedono le donne nude a pecorina così si devono vedere gli uomini nudi, a pecorina. Finiamola con il retaggio culturale della superiorità dell'uomo alla donna. Ormai la dominanza dell'uomo pian piano sta scomparendo.


La donna riacquista lentamente il suo potere. E l'uomo può mostrare le proprie vulnerabilità.


Il mondo è stato distrutto dalla dominanza maschile.

L'amore si è imposto come dominanza.

La dominanza in generale va eliminata. Non esiste in un mondo paritario il termine ' dominanza'. Esiste la coesistenza dell'uomo e della donna e il rispetto reciproco.


Quindi Facebook o Instagram potete mettere tutte le censure che volete, per far rispettare le regole.

Ma di quali regole parlate?

Non ci sono regole, non vedo queste regole rispettate da tutti.

Esiste quello che decidete voi e quelli che come voi sono insoddisfatti, frustrati, come questo poveraccio, qua sotto.




Queste non sono regole. Sono imposizioni.


Potete monopolizzare la comunicazione sui socials senza lasciare all'altro la possibilità di risposta, ma nella vita reale siete solo persone frustrate, perché siete voi a non rispettate la libertà altrui.


E per rispettare la libertà altrui bisogna rispettare se stessi.



English



Do you notice any difference between these photos regarding nudity?


Not me, yet many photos of naked women are not censored on Facebook and Instagram, and instead my men are.


How can I promote my artwork?


For the umpteenth time, both Facebook and Instagram have sent me intimidating messages telling me that the photos I posted on their platform have nudity present and that I have to abide by their rules under penalty of the closure of my account.


They certainly got us used to asses and tits.


When I was a teenager, Drive In was on TV, for male pleasure, tits ... tits ... tits ... or the current pornography, the male chauvinist industry par excellence.

They have not accustomed us to see naked and submissive men in everyday reality.

The frustrated man, who privately seeks the dominant woman with the strap -on ready to penetrate him, or whip him for the pleasure of submission, which is not allowed on Socials and also in everyday life, since he must always show himself strong.


The figure of man has always represented the dominant power par excellence and the poor woman, her submissive servant.


Do we talk about gender equality? Hmmm Democracy? Hmmm


We could see this in the G7 summit in August 2019, in Biarritz, France, where all the representatives were men. Not a single female figure was present.

This should make us think.

We find it in the figure of the Pope. With the existence of the Pope there should also be the female Pope, just like the sun and the moon. A balance.


Then I find myself doing research on Facebook and Instagram and I see women completely naked, still living on accounts without being censored.

And I wonder from there. There is something wrong. Why my photos are continually judged and threatened with pornography when there are photos of naked women, in "doggy style" or "open legs", happy to show themselves, both on Facebook and Instagram or the Internet in general, with a smile on their lips, uncensored?





Strangely enough, the same women also offer themselves in a captivating way to the male sex, to please them.

They have accustomed us to the vision of the concubine and submissive woman and probably still want to keep open today, and we have the proof, the image of the woman considered in this way, as 'object of masculine desire', inferior to man, a donor of the pleasure.

Because, in any case, men are men, and we speak of men.


And certainly men do not want to see submissive men. And the women? What do women think about the submissive man? The figure of the submissive man is not accepted by the men themselves and it is dangerous. Sexuality is something sacred. And primitive cultures knew it well.


Their symbolism has come down to us: the Mother Goddess is depicted with a breast and a butt but without a head: I had the idea that women have been hated since prehistoric times! The woman ... without a head, and men? The man's head is always respected. And, therefore, implicit that in every society there are rules of common coexistence that require to be respected through an acceptance, more or less passive.

I can't rebel, if I want to exist on Socials I have to respect the rules.


Society would tend to marginalize those who diverge from the dominant opinion and the latter fear isolation. This simple reasoning allows us to understand that the individual, in order to avoid social exclusion, will tend to adapt his opinion to the one he considers to be dominant in the reference group.


Behaviour will be influenced by the prevailing climate and minority opinions will have difficulty in being expressed. The influence of socio-cultural norms is such as to envisage forms of labeling and stereotyping towards those who behave in such a way as to threaten these rules, ending up marginalising deviants through a process of stigmatisation.


Stigma acts as a strong tool of conformism that targets those who do not adapt to the expectations spread in society. Therefore, the social group that is dominant in a given epoch largely makes use of this tool to maintain the status quo and the privileges that derive from its social position.


Group dynamics have led to great historical conflicts and still continue to produce them. What we want to highlight is that one of these dynamics has always been present and still struggling to reach a resolution: the gender issue.


In Western societies we boast of living in a democracy, respecting the values ​​of equality and individual liberties. We celebrate our civilization and set ourselves the goal of continuous progress and cultural advancement. Despite this, we are still so tied to an idea, as primitive as it is not functional, of the existence of a natural division of roles between man and woman.


What prevents the female gender from having the same opportunities, the same treatment at work, the same credibility and respect for men? It is well established that a dominant group, which has been such for millennia, hardly renounces its status voluntarily, it is equally true that growing up in a society like the Italian one, anchored to a conception, developed in the twenty years of Berlusconi, of the woman-object and legitimized by the media and from political language, it certainly does not facilitate progress in a democratic sense.


Gender studies have allowed us to look at masculinity and femininity with different eyes and to take them for what they are: mere social constructions. The social construction of a sexualized identity involves the traditional division into roles, highlighting the differences and dampening the similarities between the sexes. When we talk about 'machismo' we mean the set of those models and behaviors that involve the subjection of the female figure.

The term 'feminism' arises in opposition to this, but does not mean a desire for male subjection. Instead, it intends to develop society in an egalitarian sense, so that a substantial equality between the sexes is achieved, at all levels. According to some anthropological studies it is the entry into the Neolithic period that brings with it the advent of male chauvinism and the birth, therefore, of the patriarchal society.


Previously, in the Paleolithic, civilization was founded on agriculture and the division of tasks was equal. A mother goddess, generative, identifiable with the earth was worshiped. It was the discovery of the male function in reproduction that determined its passage.


Until then it was believed that only the woman was the generator of life, but with the new awareness of her own role man knocked down that feeling of inferiority that had accompanied him until that moment. He discovered that, not only did he contribute with his seed to procreation, but that, alone, he could fertilize more than one woman. This led to a radical transformation in the collective structure.

With the entry into the Neolithic a society that distributed resources and tasks equitably became a patriarchal society. The goddess was replaced by a god. The woman was relegated to her home and from that moment on she was given the roles of caring for the family and home, became a possession of man and lost all decision-making power. This cultural heritage has also been adapted to the societies that have followed one another over the centuries. It was a real work of building male superiority over women, then justified by a succession of ideologies.


The legitimacy of the patriarchal society was, with time, established by law. The classical world sanctioned its triumph: in the Greek polis the free man was at the top of the hierarchy, above slaves and women, beings considered non-rational. But it is in the 1700s that machismo took on the modern connotations of the last centuries.


The Napoleonic Code, promulgated at the beginning of the nineteenth century, increased the differences between the sexes and deprived the women of those few civil rights they enjoyed, decreeing their inferiority and constituting the family as a small monarchy, of which the man was in everything and for all the king.


But nowadays women have changed, the balance between genders has changed. The genres have changed. The family has changed. Sexual practices have changed. There is the submissive woman and the submissive man, there is the naked body of the woman and the naked body of the man, there is the vagina and the cock, and as you see naked women in doggy style so you have to see naked men, doggy style .


Let's end with the cultural heritage of the superiority of man to woman.


By now the dominance of man is slowly disappearing.


So Facebook or Instagram you can put all the complaints you want, to enforce the rules. But what rules are you talking about? There are no rules, I don't see these rules respected by everyone.

There is what you decide and those who like you are dissatisfied, frustrated, like this poor fellow down here.




These are not rules. They are impositions. You can monopolize the communication on socials without leaving to the other the possibility of answering back, but in real life you are just frustrated people, because you are not respecting the freedom of the others. And to respect the freedom of others we must respect ourselves.



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 Social Documentary Photographer | Fine Art | London & Italy

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