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il mio lavoro artistico.

Updated: Jul 21, 2021

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Introduzione


Il mio lavoro artistico è un processo iniziato nel 2013, di cui ho avuto bisogno, per uscire fuori dal buio e che mi ha portato a comprendere me stessa e gli altri; un processo di auto-comprensione e conoscenza come di riflesso nell’altro.


Solo azione, senza che il pensiero interferisse con le decisioni, una rivelazione di amore per me stessa.


‘Azione’ intesa come respons-abilità, salto nel vuoto, nel non-conosciuto illimitato, che è luce; salvezza legata alla curiosità, all’apertura mentale, alla fiducia nel prossimo, alla fede in se stessi, che non è altro che una sorta di armonia con la vita e le persone che ci circondano.


La certezza di seguire la propria intuizione per accedere a livelli più alti di coscienza, a quella capacità di mettere in discussione (dopo averli ri-conosciuti) i vecchi schemi mentali, emotivi, psicologici, comportamentali che mi appartenevano e che tuttora mi appartengono … quei pesi inutili, pensieri negativi, paure e insicurezze che mi facevano stare male ... quell’immagine di me che avevo costruito, per disperazione di essere accettata in primis dai miei genitori, poi dagli amici e dal mondo esterno che altro non erano il riflesso di me stessa.


Incontrare persone online, dei perfetti sconosciuti con cui lasciarsi completamente andare è stata l’esperienza più costruttiva della mia vita.

Mi sentivo e mi sento ancora oggi come un piccolo esploratore dell’esistenza umana accompagnata dalla mia migliore amica: la macchina fotografica. Incontrarli nei luoghi e orari da loro pre-stabiliti e fotografarli come desideravano essere fotografati, senza avere il minimo dubbio di essere in ‘pericolo’ in una città come Londra, era diventata la mia cura.


Avevo deciso di essere aperta, curiosa, positiva, con una gran voglia di conoscere l’altro; volevo passarci del tempo assieme, condividere conversazioni profonde sulla vita e segreti mai raccontati che mi rendevano viva e partecipe della loro profondità ma anche della mia.

Era come un gioco, il gioco che spesso facevo da bambina, quando con la bicicletta, colore viola, mi avventuravo per masserie abbandonate dell’arida ma produttiva Puglia, con la speranza di incontrare fantasmi sconosciuti con cui parlare.


E ci parlavo con loro pensando davvero che quegli esseri immaginari esistessero nella realtà.


Immaginavo le loro forme umane … e li vedevo lì alla finestra, ad aspettarmi.

Sapevo che con l'immaginazione potevo creare un punto di incontro con l'immensità dell'esistenza e sentirmi in compagnia dell’ignoto.

Quegli esseri immaginari e reali nello stesso tempo mi facevano compagnia.


Alcune volte avevo paura. Li guardavo osservarmi immobili e non ci entravo. Altre volte mi incamminavo tra gli edifici abbandonati in cerca di qualcuno che mi rassicurasse, me stessa.


Oggi che scrivo è il 2019.


Sono passati più di 40 anni e solo ora che guardo indietro riesco a capire perché ho costruito questo immenso lavoro: 4 progetti che comprendono 2 video e 4 libri fotografici che raccolgono delle storie.


Ho solo agito per curare il mio dolore, per accendere una luce nel buio e poter vedere chi veramente sono, per accettarmi, amarmi e diventare più forte.

E la fotografia è stata quella porta nella quale sono entrata per curarmi.


Curarti da cosa? ... vi chiederete.


Il mio lavoro artistico riguarda l’essere umano, l’individuo, la responsabilità individuale come base di partenza per costruire un mondo migliore.

L’individuo da solo fa fatica a conoscersi.

Invece di entrare nei meandri più nascosti di se stesso è impegnato a conoscere tutto ciò che è esterno a lui ed è convinto di sapere più dell’altro.

Separa il suo mondo interno dal suo mondo esterno e in questo modo vede tutto separato da se. C’è mancanza di umiltà nell’’essere umano’ e l’arroganza di considerarsi un essere superiore nell’esistenza di cui fa parte e nella natura che ci ospita.


Sebbene condividiamo con gli animali lo stesso ’alito vitale’ abbiamo una particolarità unica.

Siamo in grado di pensare e ragionare da soli ma la maggior parte di noi non lo fa, forse per pigrizia, forse per paura dell’oscuro e vigliaccheria, forse per non perdere quella poca ‘sicurezza’ che ci siamo costruiti con fatica nel tempo e alla quale siamo attaccati come delle sanguisughe convinti che senza di ‘lei’ la vita è finita.


L’essere umano dunque come limitazione o creazione di un’imitazione.


I pensieri, che ci passano per la testa, ma che non osserviamo.

L’eterna accusa verso l’altro, ‘il diverso’ e ‘il mondo esterno’ senza capire che noi siamo gli unici responsabili della nostra vita, e che il mondo esterno non è altro che il nostro riflesso.

Le emozioni non espresse che ci soffocano, ma che poi espresse ci fanno esplodere creando situazioni insopportabili e distruttive.


Ciò che si crea è indubbiamente ciò che si è.


Ma chi sono io? Ve lo siete mai chiesto?

Ovviamente non posso far altro che parlare della mia personale esperienza, poiché è l’unica che conosco, avendola vissuta. Attraversando diverse 'porte' e subendo diversi processi di conoscenza ed evoluzione spirituale, fisica, emotiva e mentale ho capito cosa mi rendeva infelice.


Tutto partiva dalla mia mente. Avevo ossessioni.


Gli stessi pensieri distruttivi si erano radicati così profondamente nella mia testa che si ripetevano giornalmente senza sosta, minuto dopo minuto, causandomi una forte ansia e incapacità di vivere liberamente.


L'ossessione o pensiero ossessivo è un fenomeno psicopatologico che consiste in un'idea fissa o in una rappresentazione mentale accompagnata da un vissuto ansiogeno che il soggetto non può controllare pur avendone coscienza.

Si tratta di un pensiero continuo, che ricorre e persiste nonostante gli sforzi per ignorarlo o eliminarlo.


Un giorno chiesi al mio istruttore di Yoga cosa fare per fermare i pensieri negativi fossilizzati nella mia mente, appunto le mie ossessioni.