• Loredana Denicola

Il mio lavoro artistico.

Updated: Feb 2

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Introduzione


Il mio lavoro artistico è un processo iniziato nel 2013, di cui ho avuto bisogno, per uscire fuori dal buio e che mi ha portato a comprendere me stessa e gli altri; un processo di auto-comprensione e conoscenza come di riflesso nell’altro.


Solo azione, senza che il pensiero interferisse con le decisioni, una rivelazione di amore per me stessa.


‘Azione’ intesa come respons-abilità, salto nel vuoto, nel non-conosciuto illimitato, che è luce; salvezza legata alla curiosità, all’apertura mentale, alla fiducia nel prossimo, alla fede in se stessi, che non è altro che una sorta di armonia con la vita e le persone che ci circondano.


La certezza di seguire la propria intuizione per accedere a livelli più alti di coscienza, a quella capacità di mettere in discussione (dopo averli ri-conosciuti) i vecchi schemi mentali, emotivi, psicologici, comportamentali che mi appartenevano e che tuttora mi appartengono … quei pesi inutili, pensieri negativi, paure e insicurezze che mi facevano stare male ... quell’immagine di me che avevo costruito, per disperazione di essere accettata in primis dai miei genitori, poi dagli amici e dal mondo esterno che altro non erano il riflesso di me stessa.


Incontrare persone online, dei perfetti sconosciuti con cui lasciarsi completamente andare è stata l’esperienza più costruttiva della mia vita.

Mi sentivo e mi sento ancora oggi come un piccolo esploratore dell’esistenza umana accompagnata dalla mia migliore amica: la macchina fotografica. Incontrarli nei luoghi e orari da loro pre-stabiliti e fotografarli come desideravano essere fotografati, senza avere il minimo dubbio di essere in ‘pericolo’ in una città come Londra, era diventata la mia cura.


Avevo deciso di essere aperta, curiosa, positiva, con una gran voglia di conoscere l’altro; volevo passarci del tempo assieme, condividere conversazioni profonde sulla vita e segreti mai raccontati che mi rendevano viva e partecipe della loro profondità ma anche della mia.

Era come un gioco, il gioco che spesso facevo da bambina, quando con la bicicletta, colore viola, mi avventuravo per masserie abbandonate dell’arida ma produttiva Puglia, con la speranza di incontrare fantasmi sconosciuti con cui parlare.


E ci parlavo con loro pensando davvero che quegli esseri immaginari esistessero nella realtà.


Immaginavo le loro forme umane … e li vedevo lì alla finestra, ad aspettarmi.

Sapevo che con l'immaginazione potevo creare un punto di incontro con l'immensità dell'esistenza e sentirmi in compagnia dell’ignoto.

Quegli esseri immaginari e reali nello stesso tempo mi facevano compagnia.


Alcune volte avevo paura. Li guardavo osservarmi immobili e non ci entravo. Altre volte mi incamminavo tra gli edifici abbandonati in cerca di qualcuno che mi rassicurasse, me stessa.


Oggi che scrivo è il 2019.


Sono passati più di 40 anni e solo ora che guardo indietro riesco a capire perché ho costruito questo immenso lavoro: 4 progetti che comprendono 2 video e 4 libri fotografici che raccolgono delle storie.


Ho solo agito per curare il mio dolore, per accendere una luce nel buio e poter vedere chi veramente sono, per accettarmi, amarmi e diventare più forte.

E la fotografia è stata quella porta nella quale sono entrata per curarmi.


Curarti da cosa? ... vi chiederete.


Il mio lavoro artistico riguarda l’essere umano, l’individuo, la responsabilità individuale come base di partenza per costruire un mondo migliore.

L’individuo da solo fa fatica a conoscersi.

Invece di entrare nei meandri più nascosti di se stesso è impegnato a conoscere tutto ciò che è esterno a lui ed è convinto di sapere più dell’altro.

Separa il suo mondo interno dal suo mondo esterno e in questo modo vede tutto separato da se. C’è mancanza di umiltà nell’’essere umano’ e l’arroganza di considerarsi un essere superiore nell’esistenza di cui fa parte e nella natura che ci ospita.


Sebbene condividiamo con gli animali lo stesso ’alito vitale’ abbiamo una particolarità unica.

Siamo in grado di pensare e ragionare da soli ma la maggior parte di noi non lo fa, forse per pigrizia, forse per paura dell’oscuro e vigliaccheria, forse per non perdere quella poca ‘sicurezza’ che ci siamo costruiti con fatica nel tempo e alla quale siamo attaccati come delle sanguisughe convinti che senza di ‘lei’ la vita è finita.


L’essere umano dunque come limitazione o creazione di un’imitazione.


I pensieri, che ci passano per la testa, ma che non osserviamo.

L’eterna accusa verso l’altro, ‘il diverso’ e ‘il mondo esterno’ senza capire che noi siamo gli unici responsabili della nostra vita, e che il mondo esterno non è altro che il nostro riflesso.

Le emozioni non espresse che ci soffocano, ma che poi espresse ci fanno esplodere creando situazioni insopportabili e distruttive.


Ciò che si crea è indubbiamente ciò che si è.


Ma chi sono io? Ve lo siete mai chiesto?

Ovviamente non posso far altro che parlare della mia personale esperienza, poiché è l’unica che conosco, avendola vissuta. Attraversando diverse 'porte' e subendo diversi processi di conoscenza ed evoluzione spirituale, fisica, emotiva e mentale ho capito cosa mi rendeva infelice.


Tutto partiva dalla mia mente. Avevo ossessioni.


Gli stessi pensieri distruttivi si erano radicati così profondamente nella mia testa che si ripetevano giornalmente senza sosta, minuto dopo minuto, causandomi una forte ansia e incapacità di vivere liberamente.


L'ossessione o pensiero ossessivo è un fenomeno psicopatologico che consiste in un'idea fissa o in una rappresentazione mentale accompagnata da un vissuto ansiogeno che il soggetto non può controllare pur avendone coscienza.

Si tratta di un pensiero continuo, che ricorre e persiste nonostante gli sforzi per ignorarlo o eliminarlo.


Un giorno chiesi al mio istruttore di Yoga cosa fare per fermare i pensieri negativi fossilizzati nella mia mente, appunto le mie ossessioni.


La sua risposta mi meravigliò.

Devi lavorare sul respiro - mi disse.

Il respiro – pensai.


Corsi a casa e iniziai a cercare delle informazioni su Internet.


“Se riesci a essere padrone del tuo respiro diventerai padrone delle tue emozioni.”

Hai mai osservato come il respiro cambia con il cambiare delle emozioni?

Quando sei arrabbiato, respiri in un certo modo; cerca di osservare come respiri quando sei in collera e poi, quando ti senti andare in collera, prova a respirare in maniera diversa: non riuscirai ad arrabbiarti. Ti puoi arrabbiare solo con una respirazione particolare.

Quando sei innamorato, osserva il tuo respiro: il suo ritmo, la musica, l’armonia. Disturba quell’armonia, e l’amore svanirà. Oppure, crea quell’armonia e apparirà l’amore.

Se riesci a essere padrone del tuo respiro – ed è una scienza profonda – diventerai padrone delle tue emozioni. Se non cerchi di comprendere e di usare il tuo sistema respiratorio, non potrai entrare in meditazione. Il respiro è il ponte che lega la tua parte cosciente con l’inconscio. L’inconscio continua a cambiare il ritmo della tua respirazione, quindi se diventi consapevole di questo ritmo e dei suoi mutamenti continui, puoi acquistare consapevolezza delle tue radici inconsce, di come opera l’inconscio.


Affascinante - pensai. L’unica risposta fu ‘lavorare con la meditazione’.


Cercai un corso di meditazione a Londra, al centro Buddista in Roman Road.

Iniziai a fare meditazione prima di pranzo 3 volte a settimana.

Le sessioni duravano 55 minuti.

All’inizio l’unica cosa che riuscivo a fare era ‘viaggiare con l’immaginazione’, creavo delle storie assurde nella mia mente.

Ma non mi arresi. La lasciavo fluttuare. Divenni consapevole della mia vivida fantasia.


Poi pian piano col passare dei mesi, e degli anni sono riuscita ad osservare il mio respiro e quelle ossessioni, a zittire la mia mente e mi sono liberata parzialmente di quegli involucri pesanti e pensanti che pensavo di non avere, poiché erano diventati un tutt’uno con me stessa, da non rendermi conto di possederli. Esattamente come una cipolla, che è una e sola ma formata di strati e substrati proprio come quegli strati sottili che compongono la maggior parte della ‘struttura’ fisica, mentale, emotiva degli esseri umani e che ci impediscono di essere, se non osservati e riconosciuti, completamente felici.


Molti di questi strati li abbiamo costruiti inconsapevolmente col passare degli anni, altri ci sono stati regalati da coloro che sono venuti in stretto contatto con noi, durante la nostra vita.


Primo tra tutti le persone che ci hanno fatto da genitori, che inconsciamente ci hanno donato memorie già quando ci custodivano come feto dentro di loro, e senza che noi volessimo, ci hanno trasmesso i loro strati sedimentati di paure, pregiudizi, ansie, angosce, sensi di colpa, le loro catene non risolte … i loro pensieri, in quel momento della loro vita.


Non ricordo se ho chiesto io di voler nascere, o se nel mio ‘eterno vagare’ ho bisogno di questa vita per capire ed elevarmi.


Come ti ha concepito tua madre? Era felice? Ti desiderava? Ti voleva? Era preoccupata? Voleva liberarsi di te? Ti coccolava? Ti accarezzava? Ti amava? Ti vedeva come la cosa più bella al mondo? O era lì a giudicarti? A soffocarti?

Chi era tua madre?


E tuo padre? Ti supportava? Ti amava? Parlavi con lui liberamente? Ti è stato vicino nei momenti bui? Ti consigliava o ti rimproverava? Ti picchiava?

Chi era tuo padre?


Io me lo chiedo sempre, ogni giorno; chi sono i miei genitori, mia sorella, i miei fratelli o i miei amici. Certo loro mi hanno dato la vita, il miracolo più bello, ma poi?


Alcune volte ci hanno frastornato durante la nostra crescita con parole che non volevamo sentirci dire o che non capivamo in quel momento (poiché non eravamo consapevoli) ma che purtroppo abbiamo ascoltato.

Le nostre orecchie sono state e sono sempre aperte … le mie orecchie erano li ad ascoltarli. Senza saperlo, immagazzinavo informazioni.


Alcuni genitori, quelli capaci di comunicare col cuore e più sensibili hanno dato grande conforto e aiuto ai propri figli, aiutandoli ad affrontare le difficoltà lungo il percorso della loro vita.


Altri hanno fatto il contrario. Hanno donato odio, pensando di fare del bene.

E noi ci siamo trovati accanto a loro, senza volerlo, forse nei loro momenti più difficili, quando l’infelicità e il dolore erano presenti e dimenticandosi di noi ‘figli’ ci hanno fatto crescere nel loro dolore e rifiuto, nella paura di non essere accettati, facendo crollare la nostra autostima e sentendoci inadeguati all’amore.


Poiché si sa che se una madre o un padre non hanno amato il loro bambino/a autenticamente, non lo hanno stretto tra le loro braccia, non lo hanno ascoltato, incoraggiato ed aiutato ad affrontare i momenti più bui difficilmente si crescerà con una buona autostima, nella propria forza e fierezza di esistere. Si crescerà pieno/a di complessi, che poi, andranno ad aggravare poi i problemi che si presenteranno col passare degli anni.


No, non sono negativa.

La maggior parte delle persone quando mi sente parlare, dice che sono negativa.

Sono intensa, profonda, reale. Mi sono fatta molte domande nella vita e mi sono data infinite risposte. Ho voluto capire.


Immagino non era colpa loro. Dormivano ancora. Non erano svegli.


Forse loro sono cresciuti in ambienti più malsani dei miei, con genitori più incomprensivi di loro. Forse loro immaginano di non averle … le catene, che si trasmettono da generazione a generazione.


Poi abbiamo avuto il contatto coi fratelli e le sorelle con i quali ci siamo incontrati e scontrati a lungo, durante il percorso della vita. Con alcuni abbiamo instaurato rapporti meravigliosi e con altri infinite incomprensioni, senza essere in grado di capirci emotivamente.


Nati nella stessa famiglia ma con diversi gradi di percezione.


Sono nate gelosie, complessi di inferiorità, pensieri malsani che non esistono ( tu hai più di me, io ho meno di te ...) che occupano le menti mediocri di chi è ignorante riguardo a se stesso.


E non ci puoi fare nulla, non puoi cambiare l’altro. L’unica cosa che puoi fare è cambiare te stesso e se non ci riesci isolarti e non frequentarli più.


Ma sono i tuoi fratelli e sorelle - mi dirai.


Si, lo sono … - ma ti assicuro che a volte è meglio perdere alcune persone, poiché se non si è sullo stesso percorso evolutivo le parole non servono a niente, sono solo spade a lama lunga che tagliano e feriscono a sangue.


Fino a che punto io voglio essere ferita, ora che mi voglio bene?

Altre volte I rapporti tra fratelli e sorelle sono colmi di amore e di aiuto e tu sei legato a loro da un rispetto profondo. C’è comunicazione, ci si accetta per quello che si è e ci si comprende perché c’è amore.


Questa bella parola che chiamiamo amore. Ma cosa è l’Amore?


Poi ci sono gli amici. Questa è una strana categoria.

Ci sono quelli veri che resteranno per sempre al tuo fianco (una o due persone al max) e quelli non veri che ti abbandoneranno nel momento del bisogno.


Non dimentichiamoci dei fidanzati e delle fidanzate di cui credi di essere follemente innamorato/a che dietro la fatidica parolina – ‘ti amo’ - che ti fa sciogliere come un gelato, vogliono possederti con le loro gelosie, ansie e richieste assurde … quelli che non ti lasciano mai libero/a di essere te stesso/a o che se lo fanno sono poi pronti a rinfacciartelo quando si presenta il momento giusto continuando a dirti 'Ti amo' … quelli che non ti ascoltano ma che poi vogliono esserti accanto per paura di stare con se stessi.


Ma poi ci sono quelli veri, pochissimi, che sono lì al tuo fianco come un ‘valore aggiunto’.


Abbiamo vissuto in un contesto sociale, chi ha vissuto in un piccolo paese sperduto di provincia e chi in città o grandi metropoli, lasciandoci influenzare dalla cultura collettiva, da una mentalità aperta o chiusa a seconda della fortuna che si è avuta.


Poi abbiamo avuto a che fare con le chiese, i preti e il perdono dei peccati.


Cosa sono i peccati? Cosa sono le chiese? Cosa sono i preti?

Ve lo siete mai chiesto?


I preti che come ‘Dio’ mi dicevano ciò che era giusto e ciò che era sbagliato.

Mi chiamavano ‘peccatrice’. Con un arroganza atroce volevano farmi credere che io fossi una peccatrice e che non meritavo di vivere felicemente.


Mi giudicavano.


Hanno distrutto la parola del ‘Signore’, se un ‘Signore’ esiste. Io non ho mai creduto che esistesse un Signore. Credo nell’esistenza del ‘divino’ nel momento in cui si raggiunge la comprensione di se stessi e da lì la conoscenza del ‘divino’ come accettazione di se stessi e gli altri.


Ci hanno fatto credere che esiste un altro mondo chiamato ‘paradiso’ e ‘inferno’, quando il paradiso e l’inferno sono solo qui, su questa terra e riguardano il conflitto interno presente in ognuno di noi.


E la morte? Che rapporto abbiamo con la morte?

L’essere umano è pieno di desideri.

L’essere umano nasce dal sesso come ‘atto d’amore o violenza’ prima di ogni cosa.


Tu come sei nato?


Ci hanno fatto credere che siamo sporchi, che il sesso è sporco.

Ma cosa è il sesso se non creazione, libertà di espressione, desiderio o bisogno?

Cosa sono i desideri?

Reprimere i nostri desideri significa distruggere noi stessi e il mondo.


La repressione crea disastri. La libertà crea amore. Da lì l'essere responsabili.


Gli esseri umani sono colmi di desideri e sogni e i desideri e i sogni vanno espressi liberamente. Il sesso è un azione naturale e non è un peccato a meno che non diventi un’ossessione o un modo egoistico di infliggere le proprie pene su un altro essere umano.


I ‘preti’, queste figure strane, che sono spuntati come funghi nel corso degli anni, e che non so come … si sono appropriati dei 'diritti divini’, come ad esempio il diritto di confessarci e liberarci dai peccati … loro che si professano salvatori e si permettono di incolparci o di-scolparci per cose che abbiamo commesso, chiamandoli ‘peccati’.


Loro che vogliono dominare la nostra sfera psicologica, la nostra mente, la nostra anima.


Ma chi sono questi preti?

Poi ci sono gli psicologi che stanno prendendo il posto dei preti. In effetti lo psicologo sta lentamente prendendo il posto del prete, perché il prete è diventato fuori moda.


Le generazioni più giovani non sono più interessate ai preti: hanno visto, in cinquemila anni di storia umana, cos’hanno fatto questi preti. La generazione più giovane è più interessata alla psicoterapia, alla psicanalisi, ad altri metodi diversi di esplorazione psichica.


Il prete, in realtà, non è più nella posizione dominante in cui era sempre stato.


Per cui ti sorprenderà che tutti i preti al mondo ora studino psicologia, per diventare psicoterapisti. Sta per diventare una qualifica necessaria per ogni vescovo, per ogni prete, avere qualche laurea in psicologia, psicoterapia, psicanalisi perché sono consapevoli che il loro potere sta scemando e gli psicologi li stanno sostituendo.


Gli psicologi stanno diventando i nuovi preti.

Ma il problema è che il nuovo prete è anche lui al servizio del vecchio potere consolidato: non è un rivoluzionario.


Poi c’è la società che ci ha imposto un modo di vivere sbagliato e delle regole da seguire … professandosi ‘democratica’; il lavorare incessantemente ogni giorno per pochi soldi, per pagare le tasse per l’interesse dello stato, il mostrificare la realtà di ogni giorno, facendoci credere che tutto è ‘bello e meraviglioso’ nascondendoci il ‘vero’ … il non curare l’interesse del cittadino, il farci vivere nell’inciviltà totale, educandoci alla separazione, al conflitto: ‘l’erba del vicino è sempre più verde’, a provare gelosia per chi ha di più ….

E poi l’ingozzarci di cibo marcio, di malattia e medicine, il respirare aria malata, il farci credere che la vecchiaia, la malattia, la morte sono un male e non un bene, il portarci alla distruzione invece che alla creazione … il demoralizzarci invece che esaltarci.


Cosa è la società se non l’insieme delle persone che soggette a leggi e ordinamenti comuni configurano un sistema ordinato di rapporti morali, culturali, giuridici, politici ed economici.


Il problema è uno e solo: l’individuo. L’individuo crea la società.


Sono gli individui che sono animati da valori a creare la società e la società non è altro che lo specchio dell’individuo. Più gli individui che compongono la società sono disinformati e mediocri più la società rappresenterà la disinformazione e mediocrità.


L’essere ignoranti, l'essere incivili.


Ma sono loro che ci vogliono così, o meglio siamo noi a volerci non-educati, incivili e ignoranti?

La creazione della famiglia. La famiglia come una delle tante prigioni … o è una liberazione?


La maggior parte delle famiglie crea disturbi psicologici nei bambini, prova ad educarli senza rispettarli. Il bambino non viene rispettato nella libera espressione delle proprie potenzialità.


Si vuole creare una imitazione, non un individuo autentico, perché lo sappiamo bene …l’individuo autentico non è gestibile, ha una propria intelligenza e può essere pericoloso per il sistema e per la stessa famiglia.

Non verrebbe accettato ma potrebbe cambiare molte cose.


E poi … il perpetuare il dolore della prigione: il costruirci una casa, un conto in banca, la macchina, il lavoro, la vacanza, le tasse, il tempo che vola … il vivere accontentandoci … prima di morire.


La politica fatta di gente che ‘si scanna’ a vicenda, questo sovrapporsi di voci, discorsi che non si comprendono, risse in televisione, comunicazione che non esiste.

Il politico è un nostro dipendente, un nostro servitore, non il nostro padrone.

Noi lo paghiamo con i nostri soldi.

Come si fa ad essere un politico senza avere la capacità dell’ascolto e della comunicazione?


Me lo sono sempre chiesta.


E la gente che guarda la televisione, inchiodata alla sedia tutto il giorno a credere alle loro parole per poi rendersi conto che sono solo parole e arrabbiati dare la colpa agli altri per ciò che accade e non a se stessi, che ci hanno creduto.


Cosa fa l’individuo per cambiare se stesso e la realtà circostante?

L’economia che è felicità, ma la felicità che è stata oscurata, la libertà che è stata soppiantata, I diritti dell’uomo che sono stati calpestati, l’uomo visto come merce di scambio. Siamo ormai schiavizzati senza che ce ne rendiamo conto, gli interessi delle corporazioni alimentari, farmaceutiche, bancarie, politiche, della comunicazione, dei social network, delle armi, del petrolio …. che ci rendono marionette senza valori dentro … siamo svuotati … perché appunto ci accontentiamo.


E compriamo i loro servizi venduti con spot pubblicitari pieni di vita, dove tutto è meraviglioso.


Dove è andata a finire la nostra libertà?


Perché scegliamo e arricchiamo chi non ci fa star bene?


Come possiamo acconsentire a tutto questo?


Siamo informati? Ci vogliamo bene?


Perché non usiamo la nostra libertà per cambiare noi stessi?


Le banche che si appropriano dei nostri soldi.

Lo stato che si appropria dei nostri soldi.

La politica che non esiste, il tutto che è governato dall’economia … un’economia infelice guidata da quei pochi ricchi che vogliono sempre più distruggerci, usando la nostra ignoranza per creare altro denaro.

La civiltà che è utopia, la mediocrità di 'definirsi' un essere umano senza avere l’umiltà di scoprirsi veramente, e creare un'umanità migliore e di conseguenza un mondo migliore, dove c’è il rispetto per la libertà altrui, per la felicità altrui, per l’amore come unica religione.


Tutta la mia vita è stata una continua lotta per la libertà. Ho dovuto lottare per un mio diritto naturale.


Non ho mai capito perché ho dovuto lottare per la mia libertà, se è un mio diritto innato.

Fa parte di me: la libertà di essere me stessa, la libertà senza condizionamento, la libertà senza separazione, la libertà senza pregiudizio, la libertà senza un credo religioso, la libertà senza confine, la libertà con la quale sono nata e il sentirmi un cittadino del mondo, la libertà di essere un‘’essere umano’ con i miei innati diritti sin dalla nascita: il diritto alla vita, alla felicità, all’amore, alla libertà, alla gioia …


Non sono gli altri che me li possono dare. Io sono nata libera.


Chi siete voi che volete schiavizzarmi?

Che cazzo di diritto avete a volermi schiavizzare. Io sono nata libera e sempre lo sarò.


Sin dalla nascita mi sono dovuta confrontare con le limitazioni mentali, prima tra tutti quella dei miei genitori, che non mi lasciavano essere me stessa.

Gli mancava la fiducia in se stessi.


Da piccola ho dovuto soffrire psicologicamente, emotivamente e mentalmente. Perché?


Non ho chiesto io di essere trattata cosi. Non ho chiesto io di venire al mondo. Ma sono venuta al mondo, un vero miracolo.

E come essere liberi vogliamo essere rispettati e onorati, vogliamo crescere felici, vogliamo essere supportati, amati, vogliamo vivere serenamente.


Come avete potuto non rendervi conto del male che potevate fare a qualcuno che non ne voleva sapere niente dei vostri problemi, delle vostre ansie, delle vostre paure, della vostra violenza, delle vostre ideologie …


Dov’era e dove è il rispetto per un figlio? Il rispetto per voi stessi?


Non ho chiesto io di donarmi la vita con le vostre catene.

Me le avete regalate come un peso che poi ho dovuto trasportare con me fino ad ora.

La schiena mi si curvava sempre di più in avanti, sentendo il macigno maledettamente pesante di cose che non mi appartenevano.

Non le voglio più quelle catene.

Ho subito violenza, ma non ho mai rinunciato alla libertà anche se tutto mi pesava, mi debilitava, mi abbatteva, mi distruggeva.


Non ho chiesto io di farmi vivere come se la vita fosse un macigno invece di una esperienza formidabile. Ma ci sono arrivata da sola ad amare la vita, col passare del tempo.


Ho dovuto rieducarmi.

Io sono scappata, sono andata via di casa, ho abbandonato il mio paese.

Non riuscivo più a vivere con voi e le vostre catene che erano diventate le mie.

Mia madre mi spiava, mi seguiva, mi controllava in ogni occasione e io dovevo indossare una maschera che non mi piaceva, dovevo dire le bugie perché la verità mi causava problemi. Loro non mi credevano.

Mio padre è stato un padre violento, che non ha mai imparato a comunicare con le emozioni e l’unica cosa che faceva era bestemmiare e picchiarmi una volta tornata a casa perché io disubbidivo, diceva lui.

Ma per me quello era rispetto per me stessa non disubbidienza, rispetto per la mia libertà di essere umano.


Disubbidienza è intelligenza.


Ora non lo fa più.


E poi la gente che parlava e sparlava … ‘accendeva il fuoco’.


Alcune cose non riesco a dimenticarle.


Ancora adesso, quando ti guardano e ti credono una perdente (senza ancora avere capito un cazzo di chi sei veramente) perché sei senza una casa, senza una macchina, senza una famiglia, senza un lavoro … sono perdente per quello che non ho?

Non ho bisogno di una casa, o di una macchina o famiglia per definirmi. Io non sono cosi ristretta. Sono immensa e infinita come l’Universo.


Sono scappata a 18 anni.


Ricordo che sono andata a studiare Economia e Commercio a Bologna, con la gamba sinistra gessata, dopo un incidente stradale quasi mortale.


Il mio lavoro artistico


Intorno ai 40 anni sono collassata, mentalmente, emotivamente e poi fisicamente.


Vivevo a Londra.


Mi rendevo conto di aver accumulato tanta di quella merda dentro di me, rancore, risentimento, senso di colpa, rabbia, bugie … e in più i miei compagni di relazione, in quel periodo, mi accusavano di essere infelici per colpa mia.

Addirittura uno voleva lanciarsi dal quarto piano di un palazzo e un’altro mi ha detto di averlo trasformato da un essere sublime in una bestia.


Io li guardavo esterefatta senza riuscire a capire le loro violente reazioni di fronte alle mie parole. Mi criticavano continuamente dandomi la colpa della loro infelicità.


E mi sono chiesta, ma cosa vogliono tutte queste persone da me?


All’inizio, a dire il vero ho pensato che io fossi responsabile della loro infelicità ma poi ho imparato che la felicità è qualcosa che hai dentro di te e non può essere creata o distrutta da nessuno se non da te stesso.

La felicità è una tua responsabilità e di nessun altro.


1. I am your Mirror


Da li l’inizio del mio lavoro, ‘I am your mirror’.





Mi è crollato un mondo addosso. Forse è stato un bene. Sono crollate le mie illusioni?


Volevo capire cosa c’era di sbagliato in me e invece di fotografare gente che conoscevo

(parenti, amici, fidanzati etc ….) con i quali avevo già stabilito un rapporto abitudinario ormai limitato, alcune volte malato e monotono, ho voluto esplorare lo ‘sconosciuto’, l'umanità, per capire quali fossero le ragioni per le quali i rapporti umani già stabiliti non funzionavano, nella maggior parte dei casi.


Erano dovuti ad abitudini e programmi ripetitivi? Ad atteggiamenti e maschere di difesa che stranamente si formavano o venivano a galla inconsciamente senza che i soggetti del rapporto se ne rendessero conto?


All'inizio è capitato anche a me, di essere guidata inconsapevolmente da pensieri negativi e da emozioni che non ero cosciente di avere o provare in quel momento, che poi diventavano incomprensioni e incomunicabilità nel presente, proprio perché io non presente nel momento della comunicazione con l’altro.


Penso che la maggior parte delle relazioni tra le persone, funziona in questo modo. Si recita una parte, la maggior parte delle volte, senza esserne consapevole.


Avevo sviluppato ossessioni e paure. Mi rendevo conto che la mia mente era un accumulo di pensieri contorti, che si ripetevano, continuamente e ripetutamente con la stessa intensità di un martello che pesantemente batte su un chiodo. Non avevo pace.


Nella mia mente creavo delle storie assurde come da bambina. La ripetizione era deleteria e io volevo creare silenzio.


Da li la pratica della meditazione e la necessità di creare un progetto fotografico che mi ha aiutato a riacquistare quella autostima e forza in me stessa che ormai era a pezzi e che mi mancava.


Ricordo che ero alle prime armi con la macchina fotografica, non ne avevo ancora una mia, ma avevo degli amici facoltosi ( poi sono scomparsi dalla mia vita) e finché erano presenti mi sono fatta prestare le loro fotocamere e a seconda della disponibilità, cercavo di organizzare i miei incontri con gli sconosciuti.


Ho messo un’annuncio su gumtree.com.

Sono andata alla ricerca di persone che avessero ossessioni, paure, difficoltà di essere se stesse, esattamente come me. Chiedevo a loro di incontrarmi dove volevano, di dedicarmi un po' del loro tempo e di usare la mia camera fotografica come uno specchio.


Da lì è nato un progetto fotografico chiamato ‘I am your Mirror’ ed è iniziato il mio viaggio verso un mondo sconosciuto, l’esplorazione di me stessa attraverso gli altri, esattamente come uno specchio, un riflettersi, un’osservarsi colmo di bellezza e bruttezza, buio e luce, paura e amore.


I am your mirror’ (il libro è di 256 pagine) riguarda il pregiudizio e l’accettazione di se stesso.


Ho cercato tutti i soggetti on-line a Londra, e li ho incontrati con entusiasmo, con una mentalità aperta e senza giudizio. Ho voluto che le cose accadessero così come dovevano accadere, aperta a lasciare tutto esplodere così come era senza intervenire.


La macchina fotografica diventava un ‘mezzo importante’ per accedere a mondi sconosciuti. In quei momenti non mi sono mai sentita una fotografa, ero solo una loro amica con la quale sentirsi tranquilli ed essere se stessi. E la macchina fotografica era lo specchio che rifletteva il loro essere e il mio in quel preciso istante, che poi cambiava con noi.


In alcuni casi, mi rendevo conto che l’energia dei soggetti coinvolti arrivava a livelli altissimi e che tutto ciò che si verificava era semplicemente dovuto alla possibilità di esprimersi liberamente senza la paura di essere giudicati, etichettati o definiti.

Le definizioni ci limitano, ci classificano, ci etichettano.

Le paure se vissute con curiosità nell’ignoto, ci ampliano verso un mondo senza definizioni/limitazioni.


Quando ci si trova a proprio agio con se stessi ci si apre completamente.

Si è in grado di mostrare segreti, e fare delle confessioni che mai si sarebbero dette in altre circostanze, ci si spoglia di quegli strati di cipolla, di cui parlavo prima e si entra in uno stato d’intimità profondo con se stessi senza confine, dove l’altro è semplicemente il riflesso, che ci piaccia o meno delle nostre sicurezze e paure, delle nostre forze e limitazioni.


Cosa ho veramente rappresentato con una fotografia? Ho rappresentato loro o me stessa?


Tutto è un processo. La foto finale rappresenta la morte dello stesso processo.

Tutto inizia e tutto finisce. Non si può spiegare un processo, lo si può solamente vivere.


Ho realizzato che il fastidio nell’altro è connesso con una parte di noi stessi che ancora ci disturba, e con la quale abbiamo ancora tanto lavoro da fare.


Il fastidio è una parte di noi che dobbiamo risolvere. Da li il pregiudizio.


Ma cosa è il pregiudizio?

Il pregiudizio è una valutazione negativa nei confronti di una persona, o di una particolare situazione. È un giudizio anticipatorio del tutto non reale, perché non basato su fatti concreti. È un circolo vizioso, da cui ci si deve liberare, iniziando a ragionare con la propria testa, facendo cadere le paure e andando oltre le valutazioni negative a prima vista.


Come si fa ad eliminare un pregiudizio?


Innanzitutto per abbattere le barriere è importante mettersi nei panni dell’altro, identificarsi nella vittima di pregiudizio, adottando verso il prossimo lo stesso comportamento che si vorrebbe ricevere. Bisogna non avere paura dell’altro, del diverso, allontanando cosi pensieri stereotipati. I pregiudizi sono I figli dell’ignoranza e della superficialità.


Bisogna potenziare la propria curiosità e abbandonare i pensieri chiusi, bisogna sperimentare nuovi modi di pensare e sfidare le credenze che si tengono ben strette.

Avere una mente aperta consente di essere tolleranti, di larghe vedute, intraprendenti, adattabili e rispettosi.


I pregiudizi possono innescare reazioni a catena incontrollate, che possono portare a razzismo e discriminazioni, carenza di autostima e depressione; possono diventare perfino causa di suicidio.


Occorre lavorare sulla propria interiorità per imparare a combattere i pregiudizi verso se stessi e gli altri che arrecano dolore per cui è importante responsabilizzarsi, liberare la mente da questo handicap che non porta a nulla, abbattendo così un muro virtuale intorno a ragionamenti obiettivi.


Aumentare, quindi, la propria autostima. Bisogna imparare ad accettarsi.



2. Love, Sex & Relationship


Subito dopo è nato Love, Sex & Relationship’, il mio secondo progetto video fotografico ( 330 pagine), mentre vivevo in una 'relazione abusiva', che è durata nove mesi.




Non volevo stare con lui però, sin dall’inizio.


Lo so sembra una contraddizione, ma probabilmente ci sono dei bisogni nell’essere umano, che anche se sbagliati, vogliono essere soddisfatti e compresi, in particolari periodi della nostra vita.


Ricordo la vocina dentro di me che mi metteva in guardia. E io la sentivo comunicarmi qualcosa.

Ma non l’ho ascoltata.

In tutti i rapporti intimi prima o poi capita di farsi male.

Ma anche di chiarirsi e scusarsi se si è responsabili.

La relazione non funzionava.

Ma c’era una strana attrazione che mi spingeva verso di lui, che non riuscivo a capire e a controllare.


Lui era spesso ubriaco e violento, appassionato di pornografia. Quando era ubriaco perdeva completamente il senso del reale e diventava un‘altra persona, un po’ pericolosa, un po’ bambino, difficile da gestire.


Diceva che i problemi del bere erano causati dal mio comportamento negativo.

Molte volte mi lasciava da sola, o in mezzo alla strada o in un pub o a casa, urlandomi contro come una bestia, e trovava sempre una scusa in una mia parola o comportamento per andare ad ubriacarsi da qualche parte, per poi chiamarmi alle 3 di notte, facendomi parlare con donne incontrate per strada e il giorno dopo non ricordare niente.


Già tutto questo era sufficiente a scoraggiare una relazione, ero continuamente arrabbiata, e iniziavo a diventare gelosa di qualcuno che non mi rispettava ( o ero forse io a non rispettarmi?) e ogni volta lo perdonavo poiché pensavo che l’alcol fosse la ragione del suo disagio del momento e volevo aiutarlo.

Ma in questo modo mettevo da parte l’amore per me stessa.


La troppa empatia fa male ad un certo punto.


Bisogna essere in grado di capire fino a che punto avventurarsi nei meandri sconosciuti di chi ci sta di fronte, e abbandonare il tutto se non ci fa stare bene.


È lì che si annida la forza del volersi bene.


Pian piano, mi rendevo conto che stavo per perdermi di nuovo, ma la consapevolezza del mio perdermi, mi dava la forza di volere scoprire come mai io continuavo a stare in una ‘relazione’ con quest’uomo violento, pur non volendoci stare insieme.


Consapevolmente, ho iniziato un nuovo progetto per capire cosa è l’amore, cosa è il sesso e cosa è la relazione. Anche qui la macchina fotografica è stata la mia amica inseparabile di avventura, un mezzo per capire ed uscire fuori da una situazione alquanto difficile.


Cos’è l’abuso?

Abuso è quando le urla, le aggressioni, e le minacce sono costanti e servono a farci spaventare, sentire piccoli, incapaci di difenderci. Molte volte servono anche a farci sentire in colpa e portarci a chiedere scusa per cose che non abbiamo commesso.


La vita ci mostra sempre le situazioni in cui poter crescere e ce li mostra continuamente finché non siamo in grado di risolverle con noi stessi, prima di tutto.


È abuso quando l'altro critica al fine di svalutarci, farci sentire stupidi e diventa un modo di interagire costante, un modello ripetuto. Quando crede di sapere sempre cosa è meglio per noi e ci rimprovera, ci punisce se non facciamo come vuole. Quando critica e offende il nostro modo di fare, di pensare, di vestirci, di atteggiarci e non perde occasione per sminuirci, umiliarci, anche in pubblico, arrivando a farci credere di essere sbagliati, ridicoli, pazzi. Quando ci tratta con disgusto, disprezzo, minacciando di lasciarci.


Siamo in una relazione abusiva quando sentiamo qualcosa di strano dentro, a volte anche solo una sensazione vaga, che qualcosa sia “sbagliato” nel rapporto: l'altro ha tanto potere su di noi e noi sentiamo di non averne, non siamo liberi di esprimerci, ma costretti a cambiare per adattarci a lui. Ci sentiamo controllati, incastrati, arrabbiati e impotenti.


Tutto questo è abuso emotivo. Non amore.


Ho deciso di intervistare coppie e individui . Alcuni di loro li ho fermati per strada, altri Ii avevo appena conosciuti a lavoro o tramite amici, altri ancora trovati attraverso qualche annuncio su Internet.


Ancora una volta con la mia macchina fotografica avevo la possibilità di esprimermi, di entrare in una relazione con l’altro, essere completamente aperta all’ascolto senza giudizio, e capace di instaurare un rapporto sincero, di parlare di amore e di relazione, di tradimento, di abuso, di rispetto, di intimità con gente che non conoscevo, di guardarla negli occhi e di condividere emotivamente la mia esperienza ascoltando le loro esperienze per poi valutare la mia.


Nel processo di ascolto, dopo aver intervistato 25 individui, compreso il mio ex, mia madre e mio padre e una bambina di 7 anni, mi sono resa conto che ciò che mi mancava, ciò che stavo cercando era soprattutto l’amore per me stessa.


Ero entrata in un circolo vizioso di dipendenza, avevo lasciato il mio potere a qualcuno in grado di distruggermi. Dopo più di un anno attraverso il mezzo fotografico (la camera mirror) l’abuso è stato riconosciuto.


E da li una nuova consapevolezza … che ciò che vedevo e l’amore che provavo non erano altro che dipendenza nei confronti dell’amore, e quindi non amore.

Ero adesso capace di riconoscere il male che mi veniva fatto e capace di guarire una volta riconosciuto il male.


Non possiamo guarire da ciò che non vediamo.

Finché non lo vediamo (quel male) continueremo a comportarci secondo degli schemi prestabiliti inconsci ( paure, abitudini …).

È importante avere chiare queste dinamiche, mettere a fuoco questi meccanismi perché non possiamo guarire da ciò che non riusciamo a vedere.


L'abuso emotivo è insidioso e difficile da riconoscere. È un processo a spirale graduale in cui si affonda nel tempo. È difficile anche dar voce, trovare le parole per rivelare e denunciare, anche solo a se stessi, la propria esperienza traumatica.


Ma è dalla consapevolezza che si parte: l'ingiustizia deve essere riconosciuta e trovare posto all'interno di noi. L'abuso danneggia profondamente, le ferite da curare sono molte, c'è bisogno di rinsaldare il senso del valore personale e la capacità di proteggersi nei rapporti. Spesso si tenta di risolvere attraverso relazioni nuove, ma chi ha subito tende ad essere attratto per “familiarità” da partner potenzialmente aggressivi, come non si ritenesse in grado di meritare di meglio, ignorando segni pericolosi, pensando disperatamente di poterli superare.

Per questo è importante rendersi conto dei meccanismi di squilibrio di potere nella relazione, rileggere tutte quelle piccole cose che insieme fanno una cosa enorme.

Guardarsi e riconoscere che no, quello che succede non dipende da noi, non è colpa nostra, non siamo responsabili del comportamento disturbato dell'altro.


Il confronto con le altre persone, le cosiddette prospettive “da fuori” mi ha dato la forza di superare I vecchi modelli, e acquisire coraggiosamente forza.

La macchina fotografica, l’uso della macchina fotografica è stato un potente mezzo di guarigione.

Nel mio caso, mi ha aiutato a curare molte ferite interne e a riconoscere i miei strati rocciosi formatisi negli anni, ad osservarli prima e poi a guardarli, a cercare di capire e poi eliminarli, uno alla volta.


Ho conosciuto la fotografia molto tardi. Avevo 33 anni. La mia prima macchina fotografica è stata trovata vicino al bidone della spazzatura nel 2009 quando abitavo in Florida St, a Londra.


L’ho interpretato, col passare degli anni, come un regalo venuto dal cielo per liberarmi, comprendere e risolvere i profondi problemi che si annidavano nel mio più profondo essere, per scoprirmi, confrontarmi con me stessa e con il resto del mondo, con l’umanità ed uscire fuori dagli schemi che la mia realtà ristretta, il mio paese, la mia chiesa, la mia famiglia, la mia prigione volevano impormi.


Quella mia troppa libertà da bambina dava fastidio. Andava fuori gli schemi della famiglia meridionale conservatrice, della condizione della femmina primogenita libera, della chiesa, del pregiudizio di un piccolo paesino dove ciò che conta è ciò che si possiede e ciò che si dice dell’altro e non la propria libertà.


3. The Theatre of the Mind


Nella creazione di ‘Love , Sex & Relationship’ mi rendevo conto di come i pensieri influenzavano la realtà, di quanto è importante riuscire a riconoscerli e controllarli, di quanto siano materialmente veri e di come si realizzano col passare degli anni.

Mi rendevo conto di come è difficile rimanere svegli, coscienti nel momento presente, di come è importante selezionare ciò che ci fa star bene da ciò che ci far star male e che noi siamo gli unici responsabili della nostra realtà.


Proprio in quel momento di lucidità totale mi sono avventurata in un altro progetto di video e fotografia chiamato ‘ Il teatro della mente ( il libro di 244 pagine), per capire quanto siamo realmente consapevoli delle nostre scelte.

In quel periodo poi mi era capitato tra le mani un libro favoloso di Maxwell Maltz – Psycho Cybernetic.





Mossa da questa nuova consapevolezza e cosciente che la mente può essere guidata al proprio servizio ho deciso di intervistare sette soggetti incontrati per strada. Li avrei incontrati solo per un giorno, a casa loro, e in quel giorno avrei fatto loro una piccola video intervista e in più delle fotografie.


Mi chiedevo che cosa è la fiducia. Chi è veramente qualcuno che fortemente conosce se stesso. Ha paura di essere se stesso o è completamente autentico?


Sono entrata in contatto con 7 personaggi: un travestito, una giovane donna col burka, un commediante, una donna transgender, una persona che aveva costruito, negli anni un alter ego per sentirsi a proprio agio, un art performer e una bambina di 6 anni.


Sono andata a trovarli nelle loro case facendogli delle domande molto private alle quali hanno risposto con tutta sincerità. Ho ovviamente documentato il tutto. Ero vivamente e completamente interessata alla loro vita e alla loro storia. E ho scoperto che l’immagine di se è la sfida più grande che ogni essere umano deve affrontare prima o poi nella sua vita.


È il modo in cui ci si vede, l’ atteggiamento verso se stessi, e come si pensa di essere.


L’immagine di sé è costruita sulla base delle proprie credenze e convinzioni in materia di se stessi, sulle caratteristiche positive e negative del carattere. Quella che viene anche definita autostima non è il modo in cui realmente sei o il modo in cui pensano gli altri che tu sia, è il modo in cui pensi di essere.


È come un cartello luminoso, acceso 24 ore su 24 che dice chi siamo e in cosa crediamo e questa insegna irradia le sue informazioni dentro e intorno a noi , tanto che le altre persone inconsciamente le percepiscono e reagiscono di conseguenza.


Dalle relazioni affettive al lavoro, dai progetti alla vita sociale, al rapporto con la propria famiglia, tutto questo può essere reso fluido e armonico , oppure sterile o conflittuale dalla qualità dei pensieri che emettiamo.


Il concetto dell’ immagine di se venne ideato da Maxwell Maltz, un chirurgo estetico, che si rese conto, in un periodo in cui la chirurgia estetica era rivolta a problemi molto più seri di quelli attuali, che anche dopo un intervento perfettamente riuscito le persone non erano più felici di prima, come sarebbe logico aspettarsi, ma continuavano a manifestare una certa insoddisfazione e infelicità.


In quel momento capì che ognuno di noi ha un’immagine di se che non si sovrappone esattamente con l’immagine esteriore.

Quando chiudiamo gli occhi e ci visualizziamo (e lo facciamo sempre anche se non ne siamo coscienti più volte al giorno) spesso ci focalizziamo su qualche piccola imperfezione che nessuno nota, una modalità di comportamento negativa, un problema che pensiamo sia senza soluzione e giorno dopo giorno, questa programmazione negativa può diventare un problema più grande di quel è veramente, uno schema mentale di comportamento.


L’immagine dell’io è la chiave della personalità e del comportamento umano.

Cambiate l’immagine dell’io e cambierete la personalità e il comportamento.

Oltre a ciò, l’immagine dell’io stabilisce i limiti dell’individuo, indicando ciò che può e ciò che non può essere fatto.


Estendete tale immagine, ed estenderete la “zona del possibile”.

Lo sviluppo di una giusta e realistica immagine dell’io sembrerà dare all’individuo nuove capacità, un nuovo talento e addirittura cambierà in successi i fallimenti. Così accade che si finisce per adeguarsi alla routine, anche se non piace, che si rinuncia ad avventurarsi in nuovi progetti e si preferisce rimanere in una relazione che impoverisce.


Poi, all’improvviso mi è accaduto qualcosa.


4. L'oscurità, ma Io ho una luce


Ho iniziato a stare male, a perdere 16 chili di peso in due mesi e da li una malattia curabile ma non guaribile al mio intestino, il mio cervello emotivo.


Ho dovuto abbandonare tutto, la mia vita a Londra dopo averci vissuto 12 anni, il mio lavoro, i miei amici, la mia indipendenza e ritornare nel paese dal quale ero fuggita 25 anni fa, a rifugiarmi in campagna dei miei, nella solitudine totale.


Sono da un anno e mezzo in campagna, in solitudine.


Cosa ho fatto in questi anni?


Ho lavorato sui miei quattro progetti.


Erano un ammasso disordinato di fogli, video, fotografie, appunti raccolto in folders sparsi nei miei hard drives. Ho fatto molta fatica a metterli assieme, non ero al massimo delle mie forze ma ho voluto dargli forma, crearli, renderli visibili, tangibili.


Mi sono ritrovata a concluderlo da sola.


Ho dovuto imparare Adobe Premiere e Indesign ma ho approfittato coscientemente di questo periodo, durato due anni, per concluderli e per voltare pagina, lavorando incessantemente nella realizzazione di due video-intervista, ‘Love, Sex & Relationship’ (6 ore coi sottotitoli in Inglese) e il ‘Teatro della mente’ (7 video singoli della durata totale di 5 ore e mezza coi sottotitoli in Inglese) e in più quattro libri fotografici dove sono contenute le mie storie di ricerca personale e umana, fotografie, poesie ...


Ricordo i miei 55 giorni di permanenza in ospedale.


Sono arrivata li in fin di vita.


Dopo un po’ mi sono ritrovata a scrivere e leggere poiché era l’unica cosa che potevo fare per liberarmi dall’ansia ed informarmi sulla mia situazione personale, su come stare bene, sull’importanza dell'alimentazione, sullo yoga e Qi gong, su come riuscire a tirarmi fuori da questa malattia cronica dopo che la mia vita aveva subito un tale trauma.

Dovevo imparare a riprogrammare tutto il mio essere, riconoscere i pensieri negativi irreali e trasformarli in positiva speranza.


Ho dovuto imparare a trascendere me stessa, i miei problemi, ad avere una fede incondizionata e pensare che senza alcuna ombra di dubbio io ce l’avrei fatta e continuare a lavorare per raggiungere i miei obiettivi, nonostante le difficoltà che mi attanagliavano e che volevano buttarmi giù ma non glielo ho consentito.


Un viaggio da sola che mi faceva paura ma ho avuto il coraggio di viverlo.


Ho iniziato a scrivere fogli di pensieri che poi ho assemblato creando un quarto libro – progetto, che ho chiamato - l’oscurità ma io ho una luce ( il libro è di 280 pagine).







Il libro è un inno alla vita e all’elogio alle piccole cose che diamo per scontato.

È un consiglio dato a me stessa e ad ogni singolo individuo, di essere responsabili, di prendersi cura di se stessi e di credere che tutto accade per una ragione positiva e che tutto è superabile, se si vuole.


Nel mio caso la perdita del tutto mi ha fatto riacquistare completamente me stessa e questi miei lavori finiti, che spero in futuro, possano illuminare gli animi di coloro che si trovano intrappolati nel limbo e non sanno ancora come trovare quella luce per eliminare il buio.


Non c’è regalo più grande, credetemi, che ritrovarsi e amarsi. Tutto il resto - casa, macchina, denaro, proprietà …. – sono solo sciocchezze, anche se ci fanno stare bene.


È difficile illuminare il proprio buio e capire che quel buio non è mai esistito.

Il buio è solo una nostra creazione.


Cosa è la malattia? Cosa è l’impotenza?


… quell’ impotenza di non riuscire a sollevare uno sguardo al cielo perché non si ha la forza, quell’impotenza che ti porta ad invocare la morte, quando l’unica cosa che senti è il tuo respiro debolissimo.


La mancanza di forza fisica è terribile. Se non c’è energia non c’è vita.


Prendetevi cura di voi stessi prima di tutto, del vostro corpo e della vostra mente, del vostro respiro e del vostro cuore. Avete, dentro di voi, tutti i mezzi a disposizione.


L’importante è saperli riconoscere, riconoscersi dopo anni di abbandono.


L’amore per se stessi è la più grande forza.


Il libro è stato scritto nel periodo più acuto della mia malattia.


Un modo spontaneo di scaricare quel dolore e impotenza al di fuori di me, per sentirmi attiva mentalmente in un posto, l’ospedale, dove la mente porta a distruggere ancora quelle tue piccole sicurezze, specialmente dopo tanti giorni di permanenza.


L’osservare il tempo che passa inesorabilmente … il vivere in un’altra prigione, il non essere in grado di muoversi, il non poter camminare, legata a flebo e soluzioni parenterali e steroidi, 24 ore su 24.


È stato ed è il periodo più oscuro della mia vita, ma anche il più luminoso.


Nella mia memoria e nel mio corpo, resta marcato il dolore causato da me stessa, da sola: semplicemente per il fatto di essermi dimenticata di me.


Un piccolo sintomo, se distratti può diventare qualcosa di distruttivo, può causarti la morte.

‘Dimenticarsi di noi stessi’ è il male del giorno d’oggi.

Siamo tutti impegnati a condurre un’esistenza frenetica. Ma ad un certo punto, forse non capita a tutti, ci si ritrova a terra, messi in ginocchio, senza avere alcuna forza per reagire.


L’impotenza di non poter camminare, o scrivere, o prendere tra le mani un bicchiere di acqua o il non poter parlare perché non si ha la forza di farlo.

L’impotenza come assoluta e avvilente assenza delle normali o necessarie capacità è un muro enorme che ti si presenta davanti ad un certo punto della tua vita.

A me è successo questo senza che me ne rendessi conto.

Da lì non c’è reazione ma solo accettazione e poi fede incondizionata che tutto, col tempo si sistemerà.


L'esperienza del dolore non è semplicemente fisica; è anche emotiva e psicologica.


Tuttavia, la mente cognitiva non è la sola a formare ricordi di dolore.


La ricerca attuale sul sistema nervoso ha scoperto che anche questo può formare ricordi di dolore, che può persistere anche dopo la rimozione dei tessuti.

I ricercatori hanno scoperto il dolore cronico cancellando i ricordi memorizzati nel cervello.

È noto che il sistema nervoso centrale "ricorda" le esperienze dolorose; che lasciano una traccia di memoria.


Questo perché il cervello ricorda il dolore.


È possibile, consapevolmente, cancellare la nostra memoria? È possibile riscrivere i nostri programmi interni?

Una volta che il dolore è stato cancellato dalla memoria, sarebbe possibile guarire?


Ma cos'è la memoria del dolore?


Questo è il mio lavoro, dal 2013 fino ad oggi, 2019.


Senza tutto ciò io non sarei la persona che oggi io sono.


Sono grata alla vita e ringrazio tutte quelle persone e situazioni che mi hanno creato sconforto, disagio, dolore ... da lì sono nate le mie più grandi conquiste.


Ringrazio i miei genitori, a cui nonostante tutto voglio bene.


Senza di loro io non sarei la donna e guerriera di luce, che sono ora.


Ci sono voluti tanti anni per capire che la vita è una storia meravigliosa e solo guardando indietro si può comprendere chi siamo … ma ora, in questo momento qui con voi, esiste solo un attimo, l’attimo presente dove passato, presente e futuro s’incontrano e si annullano.


Dai sempre il massimo di te stesso/a nel momento presente.

Credici … tutto è possible.

I limiti sono solo creati dalla mente non dal cuore.

Fai solo ciò che ami.




Questa è la mia storia e il mio lavoro artistico - Spero che vi piaccia e Vi auguro di trovare sempre la forza di non arrendervi mai.


Con amore,


Loredana Denicola








Cerco 'editori illuminati' interessati ai miei progetti. Mail: info@loredanadenicola.com




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Loredana Denicola Social Documentary Photographer | Fine Art Artist | London & Italy

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